martedì 20 novembre 2012

CONTRATTACCO PER MARGHERITA HACK E COMPAGNI ATEISTI, VITAMINE DELL’INTELLIGENZA PER MATERIO-POSITIVISTI



di ANTONY LIGIJER

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            Veniamo informati, da un’intervista al giornale Pubblico (26/10/12), che l’astrofisica Hack fa un’interessante confessione e una dichiarazione testamentaria: 90 anni. La cosa per cui vale la pena ancora di lottare sono le seguenti:
  1. Un’esistenza atea, fondamento di quelle “cose”.
  2. Una fede formidabile nella “materia”, la sola che ha base scientifica.
  3. Una assoluta miscredenza in Dio, nell’anima e… nell’Al di là.
  4. Ed, infine, lottare per dichiarare, in modo solenne, che finalmente ci si rende conto che il nostro bel Paese-Italia «è in via di sottosviluppo».
  5. Tante altre magnifiche scoperte che val la pena testamentare a futuro sollievo pedagogico dei giovani.
Non ci prolunghiamo, ma iniziamo a far scienza da una cattedra non certo profumatamente pagata come quella, ma solo di origine naturale: un hobby religioso.
            Scienza (e caso scientifico) significa fare affermazioni e pronunciamenti dimostrati. Dimostrare vuol dire rendere evidenti e toccabili con mano le affermazioni che si fanno con argomenti ineccepibili, come in matematica. La tecnica di ogni dimostrazione nelle scienze speculative è quella del sillogismo aristotelico, e nelle scienze sperimentali è la conferma della verifica empirica: la battaglia positivista. Poiché tutto è materia, come afferma la Hack, l’unica dimostrazione di evidenza è quella empirico-sperimentale.
            Mi domando: cosa è questa materia di cui tanto si parla in giro per fisica ed affini? E’ abbastanza evidente che siamo circondati da “questa cosa” (materia) ben solida e percepibile senza ombra di alcun dubbio. I nostri sensi sono affascinati dalla solida bellezza della materia che, addirittura, nel corpo umano, raggiunge apici di raffinata eleganza e armonica dolcissima felicità ed esaltato piacere. Possiamo, anzi dire che, per esempio, l’eros procurato nel nostro corpo materiale è la più straordinaria ed affascinante “cosa” che possa accadere in tutto l’Universo delle galassie e delle stelle, degli uragani del mare e dei fiori di Primavera.
            Pare che il suo dominio sulla terra sia assoluto tra gli uomini e le donne: tutto si fa per “amore” e la gioia del cuore: i neuroni plastici di strana materia grigia elaborano tutto questo ed altro ancora.
            Perciò, la Margherita ha tanta ragione da vendere nell'affermare che l’unica sua fede sia nella materia. L’unica realtà è la materia. L’unico modo dell’essere è la materia che, nell’uomo, meteorite parlante, produce addirittura tali forme di piacere da essere considerato come un assoluto.
            Mi concederà la Hack, e cari compagni e compagne, che mi trovo di fronte ad una irrefrenabile, formidabile e simpatica poesia e ad una bella esperienza descritta in modo che non si possa rifiutare. Chi può negare, senza essere deriso, che il sole sorge la mattina di primavera alle ore sei e trenta circa, secondo il parallelo, e tramonta la sera, calando dall’altra parte, alle ore 19,30 circa, secondo il parallelo? Alla barba di Galileo e Copernico e dei loro illuminati seguaci! Se anche la Sacra Bibbia, parola divina, lo conferma con quel “fermati o sole!” di Giosuè figlio di Nun?! Abati e chierichetti vorrebbero sparigliare la poesia dei sensi con quella loro impettita scienza della ragione e della mente o anima, ecc. ecc. La materia è tutto. I sensi lo confermano.
            E l’anima? Solo un’illusione.
            Ma cos’è la materia, si domanda la scienza?


Materia, massa, densità di campo
La fisica dello spazio-tempo

Che significa «credere nella materia». Cosa è la materia

            Mi sembra ovvio chiedersi che prima di affermare che si «crede nella materia» bisogna dire cosa è materia. Solo dopo aver detto cosa è materia io posso affermare che credo in essa senza alcun dubbio. Diversamente io ragionerei come un teologo che dicesse «credo in Gesù Cristo» senza prima sapere se c’è un Gesù storico: fides quaerens intellectum.
            Perciò dire seccamente, come fa la Nostra, di «credere nella materia» equivale a proclamare il mito irrazionale di tale materia. Essa ha tenuto corda, nel gioco della cultura occidentale, per molto tempo. Ma «la Materia così intesa», mi diceva un caro amico, ormai al di là dell’orizzonte degli eventi del cosmo, non è la “Ule” aristotelica priva di forme (materia prima) ma è una specie di gran madre vissuta per tanto tempo nel Mediterraneo. Essa genera, per sua intrinseca potenza e forza, continuamente i suoi figli. E’ la partenogenesi di una Vergine del mito che non ha bisogno dell’apporto di Giove per generare gli dèi e tutto il resto. Il materialismo ed ogni forma di fisicalismo positivista, e quant’altro di genere evoluzionista, come crede la Margù, non attingono il concetto di materia dal sito della metafisica ma da questo mito mediterraneo, e fanno una battaglia culturale enormemente risibile perché  sganciato dalla ragione scientifica ed immersa nel “sacro mito” mediterraneo.

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            I fisicisti, i neuro-scienziati, i positivisti e simili movimenti del cuore in realtà non fanno altro che descrivere le performances di questa cosa qua che è la materia, la massa, la densità di campo, lo spazio-tempo di Einstein. Ma a dire “cosa è” essenzialmente la materia ancora si sta studiando di bello: si cammina per «la strada che porta alla realtà» (Penrose, uno dei più grandi fisici).
            Allora, per la fisica moderna cosa è: materia?
            Le definizioni sono parecchie. Indicano una reciproca affinità che spesso va a finire non nell’ambito di una vera ricerca scientifica, come la meccanica quantistica, nella classica percezione intuitiva (perché è così)  di menestrelli “cattedratici” che discettano di problemi fondamentali della ricerca scientifica senza sentire il bisogno razionale del processo dimostrativo.
            Mi pare che chiamare materia tutto ciò che occupa uno spazio è un bel circolo. E’ proprio questo che noi vorremmo sapere: cosa è questa spaziale massa inerte che ci circonda.
            Lo stesso si può dire della materia come ciò che si tocca, si può prendere a calci, si vede e si esperisce ecc. ecc.[1].
            La meccanica quantistica collegata alla teoria della relatività e della fisica delle alte energie sembra che faccia appannare, nella ricerca contemporanea, questo concetto rigoroso di materia come corposità e massa. L’aver dimostrato (Einstein) che materia è uguale ad energia (compattata?) e che la gravità come proprietà intrinseca di essa è un concetto geometrico spazio-temporale fa pensare chiaramente a “qualcosa” ancora molto poco conosciuta. L’aspetto ondulatorio, le funzioni d’onda, il rapporto materia-campo, la fisica delle particelle elementari o quantistica ci danno un’immagine della materia perfettamente matematica, lontana dalla concezione fisico-chimica classica2. Se poi si aggiunge a tutto questo la scoperta di una realtà subatomica dal comportamento indeterministico, allora il quadro concettuale complessivo fisico-chimico della materia inerte, come sembra, si fa talmente nuovo da intravedere addirittura “epiloghi metafisici” e “sogni” scientifici che attingono campi impossibili nell’epoca positivistico-materialista3.
            Allora, cosa è materia? Pare si comincia a parlare addirittura di “oggetto della metafisica”4, e la metafisica è per eccellenza la scienza del soprasensibile e dello spirito o mente o anima: la ragione non algoritmica! E la “particella di Dio”, ricercata e trovata dal CERN di Ginevra (2011) per sapere se è la fonte della materia o cosa altro?
            Perciò, dire «credo nella materia» è lo stesso che dire: «credo in Dio, Padre Onnipotente…».
            E dello spirito, o mente o anima, visto che se ne parla, cosa dobbiamo dire. Come possiamo salvaguardare la realtà dell’autocoscienza, della mente o anima, dello spirito e del “conoscere”?
            Diceva giustamente Karl Popper che: «l’uomo e il suo spirito non hanno bisogno di apologie. Né la legge della conservazione dell’energia e della quantità di moto né alcun’altra legge fisica, e neppure una probabilità o una propensione, lo hanno portato a costruire le piramidi o a scalare l’Everest. Egli ha raggiunto vette anche più alte nella scienza, nell’arte [nella religione cristiana radice della civiltà moderna] e in molti altri campi».
            Il Popper riconosce che questo epilogo del suo “Poscritto alla logica della scoperta scientifica” è un sogno metafisico, ma di una metafisica degna di questo nome. E l’aspirazione propria di ogni metafisico è quella «di riunire tutti gli aspetti veri del mondo (e non solo i suoi aspetti scientifici) in un’immagine unitaria che può illuminare lui e gli altri: un’immagine più vera». Il criterio è sostanzialmente lo stesso che nella scienza.
            Approvo pienamente questa illuminazione di un vero razionalista che nel suo realismo fa balenare l’idea che, in fondo, la verità è un fatto metafisico, non certo esperibile dalla materia dei sensi…
            Mi sembra abbastanza per dire, in conclusione, alla simpatica Margherita e a tutti i material-positivisti di questo mondo che il loro arrogante abbaglio minimalista non è che una pesante ipoteca per la ragione scientifica. Il materialismo, inteso così, è un immenso… banco di nebbia che, purtroppo, si espande sempre più nelle nostre terre cristiane oscurando la luce che il Logos divino era venuto a proiettare nel mondo per farlo risplendere di giustizia, pace, salute e bellezza. Tutto questo è spirito, mente, anima: altra cosa della materia, senza allusioni a molto improbabili epifenomeni.




[1] Cfr. A.D. Aczel, L’equazione di Dio. Einstein, la relatività e l’universo in espansione, tr.it., Il Saggiatore, Milano 2000, p. 163 ss.
2 Cfr. K. Popper, Poscritto alla logica della scoperta scientifica. III. La teoria dei quanti  e lo scisma nella fisica, Il Saggiatore, Milano 1984, pp. 180 ss. 197 ss., 200 ss.
3 Cfr. K. Popper, op.cit., conclusione.
4 Cfr. J. Hogan, La metafisica delle particelle, in “Le Scienze”, aprile 1994, n° 300. V. Pables, op.cit., pp. 173-79..

Recensione all'"Anima nell'universo della Galassie"

Recensione all'"Anima nell'universo della Galassie"
Recensione del p. Francesco Cultrera s.j. al saggio sull'"Anima nell'universo delle galassie": La Civiltà Cattolica, 166/4 (2015), pp. 302-303